Immaginate di trovarvi su Marte, un arido e gelido deserto così da miliardi di anni. Impossibile credere di poter trovare qualcosa oltre polvere e rocce eppure, a pochi centimetri dalla sua superficie, il rover Curiosity ha appena scovato qualcosa che ha fatto saltare sulla sedia gli astrobiologi della NASA: i “mattoni della vita” ben conservati e chiaramente identificabili.
La notizia, pubblicata su Nature Communications, è di quelle che cambiano la prospettiva con cui guardiamo il nostro Sistema Solare e l’Universo. Non si tratta solo di aver trovato tracce generiche, ma di aver individuato una varietà incredibile di composti complessi grazie a un esperimento mai tentato prima su un altro pianeta.
Scoperta vita passata su Marte? Per il momento andiamoci cauti…
Per anni, analizzare il suolo del Pianeta Rosso è stato un problema tecnico enorme. Gli esperimenti per trovare tracce di composti organici venivano eseguiti riscaldando i campioni di roccia per studiarne i gas. Purtroppo il calore rischiava di distruggere proprio le molecole organiche più delicate. Questa volta, invece, gli scienziati che stanno dietro al “Progetto Curiosity” hanno usato un reagente speciale chiamato TMAH, capace di “sciogliere” le molecole senza incenerirle.
Nello specifico, in una zona del cratere Gale chiamata Glen Torridon, il rover ha scavato in un terreno ricchissimo di argilla, sostanza questa che ha protetto le sostanze chimiche dall’ossidazione, dalle radiazioni solari e dal passare di miliardi di anni. Ricordiamo che Il cratere Gale su Marte ospitava un antico lago che si riempì e si prosciugò più volte, come succede per alcuni laghi terrestri.
Tra le oltre 20 sostanze identificate, la vera molecola importante è un composto azotato che ricorda da vicino i precursori del DNA, questo però non significa che con certezza abbiamo trovato la vita e, comunque, sicure tracce di vita passata, almeno non ancora. Gli scienziati sono cauti e suggeriscono tre strade possibili: queste molecole potrebbero essere i resti di antichi microrganismi, il risultato di reazioni geologiche sotterranee o, ancora, frammenti “piovuti” dallo spazio tramite meteoriti, proprio come accadde sulla Terra primordiale.
Indipendentemente dalla loro origine, il risultato è importantissimo rivoluzionario. Sappiamo che Marte ha conservato intatti gli ingredienti fondamentali per la vita per 3,5 miliardi di anni. Questa scoperta spiana la strada alle missioni future, come ExoMars e Dragonfly, che useranno la stessa tecnica per cercare risposte nelle profondità del suolo marziano e sulle lune di Saturno, in particolare Encelado e Titano considerati corpi celesti tra i candidati più promettenti nel Sistema Solare per la ricerca di vita extraterrestre.
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