E se una macchina fosse in grado di sapere, prima ancora che accadano, quali persone stanno per essere coinvolte in un crimine? È pura fantascienza, anche se la tecnologia oggi sta facendo passi da gigante, tanto da far apparire questa idea sorprendentemente reale. Parliamo del plot della serie Person of Interest che, a quindici anni dal suo debutto, continua a essere quanto mai attuale. Anzi, con lo sviluppo dell’IA, forse lo è ancora di più. E questo è uno dei (tanti) motivi per cui va vista per la prima volta, o rivista per apprezzarla meglio, attraverso il binge-watching, per cogliere tutte le sfumature del complesso arco narrativo dell’intera serie.
Person of Interest è qualcosa che già all’epoca appariva geniale e fuori dal comune, visionaria ed innovativa. E non sorprende sapere che il suo ideatore è quel “capoccione” di Jonathan Nolan – fratello del ben più famoso Christopher, regista cul del momento – e autore, tra gli altri, del soggetto di Batman – Il Cavaliere Oscuro. La serie è ora disponibile on demand su Prime Video con tutte e cinque le stagioni, per un totale di 103 episodi. Di seguito vi spieghiamo perchè merita di non essere persa.
Person of Interest: la sinossi
La storia comincia quando Harold Finch, un geniale e misterioso informatico interpretato da Michael Emerson, crea per il governo statunitense una potentissima intelligenza artificiale, chiamata semplicemente la Macchina. Il suo compito è analizzare enormi quantità di dati provenienti da sistemi di sorveglianza e individuare, attraverso il numero di previdenza sociale della persona o delle persone coinvolte, possibili minacce alla sicurezza nazionale prima che si verifichino.
Per il Governo questi sono i “numeri rilevanti”. Ma la Macchina vede anche altri crimini. Quelli commessi da persone comuni che stanno per diventare vittime o responsabili di un omicidio. Sono i cosiddetti “numeri irrilevanti”, che il Governo non prende in considerazione.
Finch decide allora di intervenire, e grazie a una backdoor che gli consente di accedere al sistema, riesce a ricevere questi numeri. E per sventare queste minacce coinvolge un ex agente della CIA creduto morto, John Reese, interpretato da un sorprendente Jim Caviezel (il Gesù di The Passion di Mel Gibson). Insieme cercano di impedire crimini ancora non commessi, con l’aiuto dei detective Lionel Fusco (Kevin Chapman) e Joss Carter (Taraji P. Henson). Nel corso delle varie stagioni entreranno poi in scena anche personaggi quali l’hacker Root (Amy Acker) e Sameen Shaw (Sarah Shahi).
Una macchina che ci spia e ci controlla: da un’idea futuristica ad attuale
In ogni episodio, il gruppo è quindi impegnato a salvare vite umane, sostanzialmente grazie alla “soffiata” di una macchina che osserva tutto e tutti attraverso le telecamere e la rete internet. Ed è proprio questo meccanismo a rendere Person of Interest particolarmente interessante per gli appassionati di fantascienza.
Quando arrivò in televisione, nel 2011, l’idea di uno strumento tecnologico così potente capace di raccogliere, incrociare e interpretare una quantità sterminata di dati per prevedere comportamenti e possibili crimini sembrava decisamente futuristica e pertanto decisamente affascinante.
Oggi, nell’epoca dell’intelligenza artificiale generativa, del riconoscimento facciale e dell’analisi automatizzata dei Big Data, molte delle domande sollevate dalla serie sono diventate estremamente concrete, con il fascino che lascia ora spazio alla preoccupazione: quanto possiamo affidare alle macchine? Chi controlla gli algoritmi? E cosa succede quando un’intelligenza artificiale è in grado di conoscere e prevedere le nostre azioni?
Dunque, come la Macchina prevedeva i crimini, così la mente di Jonathan Nolan e del suo staff di autori ha saputo anticipare un futuro che, rivisto oggi, sembra quasi la narrazione della nostra realtà, con risvolti che potremmo definire anche inquietanti, in considerazione del numero sempre crescente di episodi in cui un sistema di intelligenza artificiale sfugge al controllo di chi lo sta usando.
Un concentrato di fantascienza, ma non solo…
La serie, trasmessa originariamente dal 2011 al 2016, conta cinque stagioni ed attrae da subito lo spettatore perchè è un mix esplosivo ed avvincente di crime, thriller, azione e fantascienza, con spruzzate di humor che rendono ancora più simpatici i dialoghi tra il mecenate Finch e il “Signor Reese”. Ma soprattutto sono storie scritte benissimo, che mantengono la suspense fino alla fine. Sono tutte ricche di colpi di scena e ribaltamenti delle situazioni, incentrate sul fatto che, quando la Macchina comunica il numero di una persona coinvolta sul crimine, i due “angeli custodi” non sanno se questa sia la vittima o il carnefice. E poi, dentro c’è di tutto: dalla Mafia alla criminalità russa, dai reati finanziari alle gang di strada, facendo sempre i conti con una Polizia di New York fortemente corrotta a tutti i livelli. E per questo spietata e omicida, senza alcun limite.
Nel 2011 c’erano ancora le forti pressioni del canale televisivo che richiedeva alla produzione episodi autoconclusivi. Ma Jonathan Nolan aveva in mente di sviluppare una storia che si dipanasse lungo tutte le stagioni. Ed è quello che è riuscito a fare nel tempo, bypassando gradualmente quelle erano le indicazioni superiori. Abbiamo così una prima stagione quasi completamente a trama verticale, con episodi autoconclusivi incentrati sulla risoluzione dei casi della settimana (ovvero i crimini da sventare). Dalla seconda in poi, pur continuando con il lavoro principale del “problem solving” della settimana, i due personaggi (con l’aiuto degli altri che si aggiungeranno man mano) si ritroveranno ad affrontare situazioni più grandi di loro. In quella che si rivelerà essere una graduale ‘esplosione’ del grande disegno fantascientifico di Nolan (non diciamo altro per non anticipare troppo).
Perchè (ri)vedere Person of Interest
In conclusione, perchè questa serie va vista o rivista? Al di là tutto quello detto finora, la serie affascina perchè trasforma progressivamente la storia di due uomini che cercano di prevenire i crimini in una riflessione sempre più ampia sul rapporto tra tecnologia, sorveglianza e intelligenza artificiale.
E poi perchè all’epoca della sua prima messa in onda, per seguire Person of Interest bisognava aspettare una settimana tra un episodio e l’altro, e poi mesi tra una stagione e la successiva, con il rischio di dimenticarsi passaggi anche importanti della storia. Oggi, invece, con la modalità on demand offerta da una piattaforma come Prime Video, è possibile vedere tutta l’opera con un lasso di tempo che permette di apprezzare l’ingegno e la visione di questo prodotto televisivo di una qualità che davvero lo avvicina ai migliori film del genere.
Se ve la siete persa all’epoca, o se avete voglia di rivederla con gli occhi di oggi, Person of Interest è quindi una serie che può riservare una sorpresa: quella che sembrava fantascienza nel 2011 oggi, almeno in parte, assomiglia molto al nostro presente.
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