Il 30 agosto 2026 un Falcon Heavy di SpaceX è decollato dal Kennedy Space Center portando nello spazio il Nancy Grace Roman Space Telescope, il nuovo grande osservatorio della NASA. Il lancio è avvenuto alle 7:26 ora locale e circa 31 minuti dopo il decollo Roman si è separato dal vettore, iniziando il viaggio verso il punto lagrangiano L2, a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra.
Roman sarà una sorta di complemento di Hubble e James Webb. Se questi telescopi permettono di osservare il cosmo con grande dettaglio, Roman avrà una vista molto più ampia, grazie soprattutto al suo Wide Field Instrument, capace di osservare enormi porzioni di cielo.

Il telescopio studierà alcuni dei più grandi misteri dell’Universo: materia oscura, energia oscura ed esopianeti. Il suo coronografo sperimentale permetterà inoltre di studiare direttamente la luce proveniente da alcuni pianeti che orbitano intorno ad altre stelle.
Roman potrà produrre immagini dell’ordine del miliardo di pixel e raccogliere più di un terabyte di dati ogni giorno. La NASA prevede che le prime immagini scientifiche arrivino nei primi mesi del 2027.
Chi era Nancy Grace Roman?
Il nome del telescopio è un omaggio a una delle figure più importanti della storia dell’astronomia spaziale.
Nata a Nashville nel 1925, Nancy Grace Roman si appassionò all’astronomia fin da bambina. A dodici anni aveva già fondato un piccolo club di astronomia e a soli 16 anni aveva deciso che quella sarebbe stata la sua professione.

Dopo il dottorato all’Università di Chicago, nel 1959 entrò nella NASA e divenne la prima responsabile dell’astronomia dell’agenzia e la prima donna a ricoprire un incarico dirigenziale. La sua grande battaglia fu convincere la NASA e il Congresso della necessità di costruire un grande telescopio spaziale.
Quel telescopio sarebbe diventato Hubble.
Per questo Nancy Grace Roman è ricordata come la “Mother of Hubble”. Morì nel 2018, ma la sua eredità continua oggi con il telescopio che porta il suo nome.
E c’è anche una curiosità: parte della tecnologia ottica di Roman deriva da telescopi costruiti originariamente per un programma di satelliti spia del National Reconnaissance Office e successivamente ceduti alla NASA. Una tecnologia nata per osservare la Terra è stata trasformata in uno strumento per osservare l’Universo.
Ora Roman è in viaggio verso L2.

Quando arriverà a destinazione e inizierà la sua attività, non guarderà semplicemente più lontano di noi.
Guarderà l’Universo con occhi nuovi.
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