L’Agenzia Spaziale Giapponese ha in programma una meta tanto affascinante quanto impervia: raggiungere e atterrare su Phobos, la più grande delle due lune di Marte, scavare nella sua superficie e riportare a casa un frammento di roccia aliena. La missione prende il nome di MMX, sigla che sta per Martian Moons eXploration.
Raggiungere questa piccolo satellite significa sfidare una sorta di maledizione storica. Rispetto alla nostra Luna, grande e di sferica, i satelliti marziani assomigliano molto di più a gigantesche patate irregolari. Phobos misura appena una ventina di chilometri di diametro, e la sua origine è ancora avvolta nel mistero. Gli astronomi si dividono tra chi pensa si tratti di un asteroide catturato dalla gravità di Marte e chi ipotizza che sia il relitto di un colossale impatto subito dal Pianeta Rosso in un passato remoto.
Un’alleanza internazionale per raggiungere l’obiettivo
In passato, la conquista di Phobos si è rivelata una trappola per diverse agenzie spaziali. L’Unione Sovietica perse due sonde alla fine degli anni Ottanta prima ancora che potessero completare le loro analisi, e anche il tentativo russo più recente non riuscì nemmeno a superare l’orbita terrestre.
Per superare queste difficoltà e domare un ambiente così ostile, il Giappone ha coordinato un’imponente cooperazione internazionale che vede coinvolte la NASA e le principali agenzie spaziali europee. Insieme hanno progettato un vero e proprio arsenale tecnologico avanzato. A bordo della sonda viaggia ad esempio un rover piccolissimo chiamato IDEFIX, realizzato da Francia e Germania. Sulla Terra questo veicolo peserebbe circa venticinque chilogrammi, ma sulla superficie di Phobos, dove la forza di gravità è quasi inesistente, il suo peso potrebbe equivalere a pochi grammi. La sonda principale utilizzerà una combinazione di bracci robotici perforanti e getti di azoto ad alta pressione per sparare i granelli di polvere e roccia direttamente dentro i contenitori di raccolta. Il tutto sarà documentato da telecamere ad altissima definizione, sviluppate insieme alla TV pubblica giapponese, che ci regaleranno immagini ad una risoluzione mai vista prima.
Una capsula del tempo per comprendere le nostre origini
Ma la vera domanda è perché sia così importante affrontare un viaggio simile per raccogliere solo una manciata di grammi di polvere. La risposta risiede nel fatto che Phobos è una vera e propria capsula del tempo. Gli scienziati ritengono che la luna marziana contenga materiali carbonacei ricchi di quegli stessi elementi primordiali che hanno portato l’acqua e le molecole organiche sui pianeti rocciosi. Analizzando questi campioni in laboratorio potremo finalmente scoprire se Marte un tempo fosse un mondo accogliente, dotato di un’atmosfera densa e di oceani che scorrevano sulla superficie. Allo stesso tempo, capire come si è evoluto il pianeta nostro vicino ci aiuterà a comprendere perché la Terra sia riuscita a conservare le condizioni ideali per la vita.
Il viaggio verso casa e il futuro dell’esplorazione
Il programma della missione si preannuncia come un viaggio avvincente articolato in diverse tappe. Dopo il decollo e circa un anno di viaggio, la sonda raggiungerà l’orbita marziana ed entrerà in una traiettoria particolare che le permetterà di seguire da vicino il movimento della luna. Da lì sgancerà il piccolo rover per esplorare il terreno, per poi tentare un doppio atterraggio con cui raccogliere il prezioso materiale. Sulla via del ritorno verso casa, la sonda regalerà persino un rapido sorvolo ravvicinato a Deimos, la seconda luna di Marte, prima di scagliare la capsula di rientro verso il deserto australiano. Se tutto andrà secondo i piani, entro la prima metà del prossimo decennio potremo finalmente stringere tra le mani un pezzetto di storia del Sistema Solare.
Siamo di fronte a una sfidante frontiera dell’esplorazione scientifica che ha tutto il sapore della grande fantascienza classica. Resta solo da vedere quali segreti deciderà di svelarci questo piccolo sasso scuro quando i suoi campioni toccheranno finalmente il suolo terrestre.
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