Il lancio è previsto per il 29 agosto alle ore 14:33 CEST dal Launch Complex 39B del Kennedy Space Center (KSC) in Florida. Il veicolo utilizzato sarà il razzo SLS (Space Launch System) della NASA. La missione simulerà tutte le procedure che si effettueranno con la futura missione Artemis II, ma senza equipaggio.

Dopo circa due minuti dal decollo ci sarà la separazione dei SRB (razzi laterali a propellente solido), i quali cadranno nell’Oceano Atlantico. Alla soglia dei tre minuti e mezzo verrà espulso il sistema di emergenza denominato Space Abort System. Trascorsi 8 minuti e mezzo avverrà la separazione dello stadio principale che ammarerà nell’Oceano Pacifico.
Il secondo stadio, sopra la quale è posizionata la capsula Orion, eseguirà la prima accensione dei razzi di manovra allo scoccare del minuto 51. Successivamente seguirà un check del sistema e dei pannelli solari. Dopo un’ora e 37 minuti verrà eseguita una seconda accensione (della durata di 18 minuti) per compiere la manovra di inserzione lunare detta “Trans-Lunar Injection” (TLI).
A questo punto, dopo due ore e 5 minuti, la capsula Orion potrà finalmente separarsi dal secondo stadio e iniziare il suo viaggio verso la Luna. Ma non sarà così semplice: durante il percorso, infatti, saranno necessarie diverse manovre di correzione denominate “Outbound Trajectory Corrections“, che sono preliminari al vero e proprio fly-by lunare.

Nel frattempo il secondo stadio in traiettoria translunare, rilascerà in 3 diverse fasi 10 CubeSat. Tra questi vi è anche il satellite ArgoMoon realizzato dall’azienda Argotec in collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana.
In seguito ci sarà una nuova accensione dei propulsori di manovra detta “Outbound Powered Fly-by” che instraderà la Orion verso l’orbita retrograda, permettendole di sfiorare i 100 km dalla superficie lunare.
A 6 giorni dal lancio la capsula Orion non sarà più visibile dalla Terra, trovandosi dall’altra parte della Luna. Due giorni dopo avverrà la vera e propria manovra di inserimento attorno alla Luna detta “Insertion Burn”, che posizionerà la Orion in orbita retrograda distante per circa 16 giorni.
Giunta al 24° giorno di missione, Orion eseguirà il “Distant Retrograde orbit Departure”, prima manovra di rientro in orbita lunare, seguita da una serie di correzioni dette “Return Trajectory Corrections”. Successivamente avverrà il “Return Powered Fly-by”, una delle manovre più critiche della missione, che potrebbe compromettere in modo irreversibile la traiettoria del modulo.
Una volta iniziato il viaggio di rientro verso la Terra saranno effettuate ulteriori correzioni per far sì che la capsula rientri in atmosfera con la corretta angolazione. Poco prima del vero e proprio rientro in atmosfera ci sarà la separazione della capsula Orion dal modulo di servizio.
Intanto la capsula inizierà la manovra di rientro a una velocità di oltre 40.000 km/h raggiungendo temperature superficiali che sfiorano i 2600° C. Il picco di temperatura sarà in prossimità del rivestimento termico, il quale sarà a diretto contatto con le particelle atmosferiche.
Una volta terminato il rientro sarà effettuato mediante paracadute lo splashdown nell’Oceano Pacifico e poi il recupero della capsula via nave.
Fonte dell’articolo: https://www.media.inaf.it/
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