Il giorno 10 maggio l’azienda americana Vast ha ufficialmente presentato il modulo Haven-1, il primo componente della sua futura stazione spaziale. Il lancio è previsto ad agosto del 2025.
Vast ha stretto accordi con SpaceX: utilizzerà il razzo Falcon 9 per il lancio del primo modulo, la capsula Dragon per il trasporto degli equipaggi e la Starship per il lancio dei moduli successivi.

I piani di Vast per Haven-1 e test orbitali
L’azienda si prefigge di creare una stazione spaziale lunga più di 100 metri, in grado di ruotare, generando al proprio interno una simulazione di gravità.
A febbraio, Vast ha iniziato le procedure per acquisire Launcher, azienda che stava sviluppando un proprio lanciatore e uno space tug. Quest’ultimo è un “rimorchiatore spaziale” adibito a eseguire i test in orbita. Con esso sono previste almeno sei missioni, in modo da collaudare diversi sistemi, che vanno dalle manovre orbitali alle comunicazioni.
Il periodo in cui sarà lanciato Haven-1 compete con i piani di Axiom Space per l’aggiunta di una sezione commerciale alla Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

La collaborazione di Vast con SpaceX
Uno dei primi clienti di Vast potrebbe proprio essere SpaceX. È infatti plausibile che Haven-1 possa essere sfruttato per le missioni turistiche della Dragon, come ad esempio il programma Polaris.
Inoltre l’equipaggio disporrà delle tute spaziali fornite da SpaceX. Vast ha infine dichiarato che a bordo di Haven-1 sarà garantito l’accesso a Internet, implementando un sistema di connessione che sfrutti la costellazione Starlink.

Uno sguardo al futuro: da Haven-1 a Star Trek
Una delle principali caratteristiche di Haven-1 sarà quella generare una gravità artificiale simile a quella lunare. Vast ha quindi sottolineato che le diverse agenzie spaziali interessate alla ricerca scientifica potranno sfruttare questa sua peculiarità per effettuare esperimenti in orbita, anche in vista delle future esplorazioni spaziali nel sistema solare.
Ovviamente non occorre specificare l’importanza di questo progetto nel lungo termine. Sarà infatti possibile ampliare gli orizzonti della conoscenza umana e migliorare l’esperienza di vivere nello spazio. Agevolando la permanenza nello spazio nel nuovo avamposto spaziale sarà possibile incentivare la transizione da specie planetaria a specie multiplanetaria.

Fonte: Astrospace.it
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