Lo ammetto: qualche dubbio su Isar Aerospace lo avevo. Non sulla capacità degli ingegneri tedeschi, ma sulla possibilità di trasformare Spectrum da promettente progetto europeo a vero lanciatore operativo.

Dopo il primo volo del marzo 2025, conclusosi dopo appena una trentina di secondi, e dopo i successivi rinvii, quelle perplessità erano diventate inevitabili. Anche perché Isar Aerospace è sostenuta dall’ESA attraverso il programma Boost! e l’Europa ha un evidente interesse strategico nello sviluppo di nuovi lanciatori commerciali.

La domanda, quindi, era semplice: stavamo finanziando una promessa o un futuro vero operatore spaziale europeo?
Ieri sera, 5 settembre 2026, Spectrum ha finalmente dato una prima risposta.

Alle 22:12 italiane, dalla base di Andøya, in Norvegia, i dieci motori Aquila hanno acceso il razzo e Spectrum è salito nel cielo artico. Questa volta senza fermarsi dopo pochi secondi: il secondo volo della missione Onward and Upward ha raggiunto l’orbita, portando con sé cinque CubeSat e un esperimento.
E qui, per chi ha seguito la diretta, è arrivato il momento più bello: il sospiro di sollievo.
Perché al di là dei dubbi e delle ironie, io stesso avevo scherzosamente ribattezzato Isar Aerospace “ACME”, vedere Spectrum continuare la sua corsa verso l’orbita significava finalmente avere davanti non più una promessa, ma un lanciatore che aveva dimostrato di poter fare ciò per cui era stato progettato.
Spectrum è così diventato il primo lanciatore commerciale a raggiungere l’orbita partendo dal suolo dell’Europa continentale.
Ma i dubbi non sono finiti
Il successo è importante, ma non significa che Isar Aerospace sia improvvisamente diventata la “SpaceX europea”.
Rimangono da dimostrare la frequenza dei lanci, i costi, l’affidabilità nel lungo periodo e soprattutto la sostenibilità economica dell’impresa, in un mercato sempre più competitivo.
Il risultato di ieri, però, permette almeno di archiviare una domanda.
Spectrum non è soltanto una promessa.
È un lanciatore orbitale.

E per l’Europa, che vuole ridurre la propria dipendenza da operatori stranieri e costruire un accesso commerciale autonomo allo spazio, è una notizia importante.
Ieri sera, quindi, mettiamo da parte per un momento bilanci, finanziamenti e mercato.
Abbiamo guardato Spectrum illuminare il cielo di Andøya e continuare la sua corsa verso l’orbita.
Isar Aerospace ce l’ha fatta.
E, diciamolo, dopo tutti quei dubbi è stato davvero un bel sospiro di sollievo.
Frequenze di chiamata aperte!
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