Recensione di Star Trek: Picard 2

Recensione di Star Trek: Picard 2

Cosa ci è piaciuto e cosa no di questa nuova stagione della serie dedicata allo storico ammiraglio ex capitano dell’Enterprise.

Dopo Data, ecco Q. Ogni stagione di Star Trek: Picard – spin-off della serie The Next Generation – ha permesso all’ex capitano dell’Enterprise Jean-Luc Picard (Patrick Stewart) di fare i conti con il suo passato e di chiudere delle sotto-trame rimaste aperte dopo la serie degli anni ’90 ed i successivi film con lo stesso cast. Ecco la recensione di Star Trek: Picard 2.

La trama di Star Trek: Picard 2, dopo Data ecco Q

Nella prima stagione, mentre si sviluppava la trama principale attorno al piano che i romulani volevano mettere in atto, l’ammiraglio Picard affrontava i suoi sensi di colpa nei confronti di Data. L’androide, infatti, nell’ultimo capitolo cinematografico del cast di The Next Generation aveva salvato la vita al suo capitano, sacrificando la sua.

In questa seconda stagione, invece, è la volta di Q (John de Lancie), l’essere onnipotente che risiede nel Continuum. Sin dal primo episodio di TNG, Q si è rivelato come un acerrimo nemico di Picard e del suo equipaggio, pronto a metterli in difficoltà per “testare” la bontà dell’evoluzione della razza umana.

E’ proprio Q, infatti, a dare il “la” a questa nuova avventura di Picard e dei suoi compagni della prima stagione, spedendoli tutti in un presente alternativo in cui certi accadimenti avvenuti nel 2024 hanno cambiato la linea temporale.

Capire quale evento ha cambiato il futuro e cercare di ripristinare la linea temporale. Questa la mission di Picard e soci, resa ancora più complicata dalla presenza della regina Borg. Anche quest’ultima si ritrova, infatti, coinvolta nello stravolgimento del presente alternativo. Ma sfrutterà l’occasione non solo per aiutare Picard a rimettere le cose a posto, ma anche a trarne profitto e provare una assimilazione della Terra con ben 400 anni di anticipo.

Le sottotrame oltre il viaggio del tempo…

Nel corso dei 10 episodi della stagione lo sviluppo di questa trama orizzontale si alterna con le esperienze dei vari protagonisti.

L’ammiraglio Picard dovrà fare i conti con il suo passato ed un particolare ricordo dei tragici eventi che portarono alla morte di sua madre. La dottoressa Jurati si ritroverà a fronteggiare la regina Borg… dal di dentro, o meglio dentro se stessa, dal momento che si ritroverà sua malgrado assimilata, seppur senza mai perdere del tutto la propria coscienza. Sette vivrà l’esperienza di sentirsi pienamente umana, libera dagli impianti Borg. Raffi affronterà il dolore della perdita del suo “pupillo” Elnor, che lei tratta quasi come un figlio. Mentre Chris Rios subirà il… fascino del 2024 (e non solo!), assaporando la genuinità di una vita meno “tecnologica” e “sintetizzata dai replicatori”.

La recensione di Star Trek: Picard 2

Prima di iniziare la recensione di Star Trek: Picard 2, occorre fare però una premessa. Nel dare un giudizio finale, su un cronista o su un semplice spettatore spesso hanno un peso determinante anche le aspettative che si ripongono sul prodotto che si va a vedere.

Dunque, il punto di partenza è: cosa aspettarsi dalla seconda stagione di Picard? In questa recensione di Star Trek: Picard 2 pertanto si terrà conto del fatto che in fondo questa serie è pur sempre uno spin-off di The Next Generation. Ciò vuol dire che non ci si aspetta di vedere necessariamente “strani nuovi mondi” da esplorare: quello è un compito che lasciamo a Strange New World (che in Italia arriverà a fine anno).

L’esigenza di chiudere porte lasciate aperte in passato

Ciò su cui ci si focalizza, pertanto, è di ritornare su dinamiche e personaggi che abbiamo già incontrato nella serie “madre”, approfondendo alcuni aspetti o chiudendo sotto-trame che erano state lasciate aperte. Anche per questo motivo, il cosiddetto “fan service” non viene considerato negativamente, sebbene c’è da dire che quello presente in questa stagione non è mai sembrato assolutamente fine a se stesso.

Pertanto, guardando le cose in quest’ottica, si ribaltano le priorità e ciò che sembrerebbe di importanza primaria (tipo il viaggio nel tempo e la risoluzione del mistero di una regina Borg mai vista prima) lascia il campo alle trame secondarie. E quindi vien meno l’interessarsi a quanto possa essere più o meno credibile la trama dell’ennesimo viaggio temporale, con tutte le sue contorsioni a causa dei vari possibili paradossi temporale.

Anche perché al fan di TNG (a cui principalmente è rivolta questa serie) probabilmente affascinerà di più soffermarsi sugli aspetti interiori ancora inesplorati del capitano Picard. Come nel caso del suo rapporto con la madre ed il suo senso di colpa che gli ha condizionato i rapporti con tutte le donne che ha avuto nella vita. Oppure allo stesso fan interesserà di più soffermarsi sulla conclusione del trentennale rapporto/scontro tra Jean-Luc e il suo “acerrimo” rivale Q.

Cosa ci è piaciuto di più e cosa di meno

Come detto, i rapporti tra i vari personaggi storici e la definizione di situazioni lasciate in sospeso nel passato, sono stati gli aspetti che più hanno affascinato. Come, per esempio, molto gradito è stato il cameo a sorpresa di Will Weathon, che ha dato una spiegazione definitiva al personaggio di Wesley Crusher ed al suo ruolo di “viaggiatore del tempo”. E di come “viaggiatori” e “osservatori” interagiscano nel loro lavoro di mantenere l’ordine nello spazio-tempo.

Nel complesso, la narrazione di questa seconda stagione è stata interessante, così come lo sviluppo della storia, svoltasi quasi interamente seguendo la trama orizzontale. La qualità sia della recitazione che degli effetti speciali è ormai definitivamente ai livelli cinematografici. Anche la musica ha fatto la sua parte, riuscendo con il suo incalzare ad innalzare il pathos nei momenti determinanti e contribuendo ad animare anche le scene più statiche e caratterizzate da molti dialoghi.

Probabilmente – e qui iniziamo a scavallare negli aspetti che ci hanno meno impressionato di questa stagione – la storia non era ben ottimizzata per essere un film di 10 ore. Così alcune sotto-trame si sono dimostrate solo nei riempitivi fini a se stessi. Come nel caso dell’agente Wells e del lungo e lento interrogatorio nella cella dell’FBI. Episodio che – insieme a quello riguardante i fantasmi interiori di Picard e del suo passato – ha forse troppo inchiodato il ritmo di una narrazione che era partita in modo davvero arrembante e divertente.

Poi sicuramente non sono mancate alcune forzature che forse erano più giustificate quando le storie autoconclusive di TNG duravano solo 45′.

Immagini dal set di Star Trek: Picard 210, “Farewell – Addio”

In conclusione

Per chiudere questa recensione di Star Trek: Picard 2 il giudizio non può che essere positivo. Perché, seppur con tutte le sue imperfezioni e tutti i suoi limiti, questa seconda stagione impressiona più di quella precedente. Inoltre, si conferma un prodotto fedele allo spirito di Star Trek e permette ai fan della serie madre (The Next Generation) di avere alcune risposte che aspettavano da tempo. Ora non resta che concentrarsi sulla conclusione della serie, che avverrà con la stagione 3 e che vedrà la partecipazione del cast principale di TNG.

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La live Recap di Stagione di Star Trek: Picard 2 – Martedì 24 Maggio ore 21:30

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