La quarta stagione di Star Trek: Strange New Worlds ha probabilmente diviso il pubblico più di qualsiasi altra stagione della serie. Tra noir, pupazzi, soap opera e mondi fantasy, gli autori hanno spinto ancora più a fondo quella contaminazione tra generi che, fin dall’inizio, rappresenta una delle caratteristiche dello show.
Una scelta che non tutti i fan hanno apprezzato.
Le critiche sono diventate abbastanza insistenti da arrivare direttamente ad Akiva Goldsman e Henry Alonso Myers, co-showrunner e produttori esecutivi della serie, che in una recente intervista a TVLine hanno spiegato perché Strange New Worlds continui a proporre episodi così distanti dal tradizionale racconto fantascientifico di Star Trek.
Per Goldsman è proprio questa la natura di Strange New Worlds
Goldsman non sembra particolarmente sorpreso dalle critiche.
Il produttore comprende chi vorrebbe vedere più episodi costruiti attorno alla fantascienza classica, all’esplorazione e ai dilemmi tipicamente trek, ma chiarisce anche un punto fondamentale: Strange New Worlds non è stata concepita per essere sempre quella serie.
«Capisco, e li amiamo anche noi, ma non è la nostra serie.»
Goldsman richiama quindi direttamente il titolo dello show e sintetizza il concetto con poche parole:
«I nostri mondi sono generi.»
Per gli autori, quindi, i “nuovi mondi” non sono soltanto pianeti da esplorare, ma possono essere anche nuovi generi narrativi.
L’idea nasce, secondo Goldsman, proprio dalla Serie Classica.
Anche lo Star Trek degli anni Sessanta poteva passare dalla fantascienza pura alla commedia, dal dramma politico all’horror o al western. La differenza, naturalmente, è che allora una stagione poteva contare su almeno 24 episodi, mentre oggi Strange New Worlds deve costruire il proprio percorso in appena dieci puntate.
Ed è proprio questo uno degli aspetti delle critiche che Goldsman riconosce come comprensibile: con così pochi episodi a disposizione, alcuni spettatori vorrebbero probabilmente una maggiore uniformità.
Gli autori hanno però scelto consapevolmente la strada opposta. Goldsman sottolinea infatti come una delle caratteristiche storiche di Star Trek sia stata proprio quella di utilizzare generi differenti come strumenti narrativi e come Strange New Worlds abbia deciso di esplorare fino in fondo questa possibilità.
Henry Alonso Myers: uno Star Trek capace di raggiungere pubblici diversi
Anche Henry Alonso Myers rivendica questa impostazione.
Lo showrunner spiega che gli autori amano profondamente lo Star Trek più classico, ma allo stesso tempo vogliono continuare a sperimentare e provare qualcosa di nuovo.
L’obiettivo sarebbe quello di costruire, all’interno della stessa stagione, differenti tipi di Star Trek: alcuni più vicini alle aspettative degli appassionati storici, altri capaci invece di incuriosire persone che normalmente non guarderebbero il franchise.
Myers porta come esempio proprio questa quarta stagione.
Chi ama gli episodi più tradizionali può trovare qualcosa di molto più riconoscibile in 406 “Off-Hour – Fuori Orario”, costruito come un thriller in tempo reale ma, secondo Myers, molto vicino nello spirito allo Star Trek classico.
Dall’altra parte ci sono invece esperimenti decisamente più estremi: dall’episodio con i pupazzi alla soap opera di 407 “Like Chronitons Through the Hourglass – Come Cronotoni Attraverso la Clessidra”, fino al ritorno nel mondo fantasy visto in 409 “Once La’an a Time – C’era una Volta La’an”.
La varietà, quindi, non sarebbe una conseguenza casuale della scrittura, ma una precisa scelta creativa.
Myers spiega infatti che lo scopo è realizzare una serie capace di raggiungere pubblici differenti: offrire qualcosa agli appassionati dello Star Trek più classico, sorprendere chi già segue la serie e, allo stesso tempo, conquistare spettatori che magari non avrebbero mai pensato di avvicinarsi al franchise.
Il genere come strumento per raccontare i personaggi
C’è però un’altra parte delle dichiarazioni di Goldsman che aiuta forse a comprendere meglio cosa stiano cercando di fare gli autori.
Gli episodi sperimentali non dovrebbero essere semplicemente esercizi di stile.
Secondo Goldsman, il cambio di genere viene utilizzato anche per portare avanti il percorso emotivo dei personaggi.
L’esempio più evidente è proprio il 407 , nel quale Pike viene intrappolato all’interno di una soap opera.
Una struttura volutamente melodrammatica che permette però al personaggio di confrontarsi con le emozioni legate alla perdita di Marie Batel in un contesto nel quale quelle stesse emozioni possono essere espresse in maniera molto più esplicita rispetto a quanto sarebbe possibile all’interno di una storia costruita con un tono più tradizionale.
È qui che Goldsman sintetizza la filosofia degli autori con una frase piuttosto efficace:
«C’è un metodo nella nostra follia.»
Lo stesso Goldsman ammette, in sostanza, che non tutti gli esperimenti riescono necessariamente ad arrivare a destinazione nello stesso modo, ma sottolinea come dietro ciascuno di essi esista comunque un’intenzione narrativa precisa.
Dieci episodi cambiano però completamente l’equilibrio
Ed è probabilmente qui che si trova il vero nodo della discussione.
Il paragone con la Serie Classica è certamente comprensibile: anche lo Star Trek di Kirk, Spock e McCoy poteva cambiare tono radicalmente da una settimana all’altra.
Ma farlo all’interno di una stagione composta da dieci episodi produce inevitabilmente un effetto differente.
Quando tre o quattro puntate vengono dedicate a esperimenti particolarmente marcati, quella scelta finisce per occupare una percentuale importante dell’intera stagione.
Ed è forse proprio questo, più ancora dell’esistenza stessa degli episodi cosiddetti “sperimentali”, ad aver alimentato le discussioni tra gli appassionati durante questa quarta stagione.
Goldsman dimostra comunque di essere perfettamente consapevole della questione. La risposta degli autori, almeno fino a oggi, è stata però quella di non rinunciare all’identità che hanno deciso di dare alla serie.
Una delle ultime dichiarazioni di Goldsman sul suo Star Trek?
Le parole assumono inoltre un significato particolare considerando il momento in cui arrivano.
Come abbiamo raccontato proprio oggi nell’articolo “Star Trek: Year One sempre più lontano, Goldsman pensa all’addio”, il produttore ha lasciato intendere che il suo lungo percorso all’interno del franchise potrebbe essere vicino alla conclusione.
Con Strange New Worlds destinata a terminare con la quinta stagione e il progetto Star Trek: Year One che sembra essersi progressivamente allontanato, queste dichiarazioni potrebbero quindi rappresentare anche una sorta di bilancio della filosofia creativa che Goldsman e Myers hanno voluto dare alla serie.
Una filosofia che ha certamente prodotto alcuni degli episodi più insoliti mai realizzati nella storia televisiva di Star Trek e che, proprio per questo, ha inevitabilmente diviso il pubblico.
Si può discutere sulla riuscita dei singoli esperimenti, ma una cosa appare ormai piuttosto chiara: gli episodi fuori dagli schemi di Strange New Worlds non sono deviazioni occasionali dal percorso della serie. Sono parte integrante del modo in cui i suoi autori hanno scelto di raccontarla.
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