Sta diventando un caso il lancio della piattaforma Disney+.In sostanza la Disney ha deciso di varare il suo servizio in Streaming diversificando le date di lancio nei diversi Paesi, per cui in Italia, ad esempio, sarà disponibile dal 31 Marzo.
Notizia già nota voi direte, ed infatti è così, quello che invece non era stato previsto è il mare di recensioni, sia di utenti privati che di vere e proprie testate, venuto fuori all’indomani dell’uscita, contestuale al lancio della piattaforma, della serie “The Mandalorian” di Jon Favreu (regista dei primi due Iron Man).
Non serve un particolare sforzo di cellule grigie, come direbbe Hercule Poirot, per capire che, se in Italia il servizio non è ancora disponibile, lo aver visto “The Mandalorian” implica aver optato per strade non proprio del tutto convenzionali.Questo non solo, come detto, sta creando un caso, ma riporta l’attenzione sui concetti di pirateria e di caccia alla notizia (e al “click”).
Una situazione simile si è creata con l’uscita degli Short Treks per i quali, non essendo ancora disponibili in Italia, la nostra testata ha optato per una recensione “spoiler free”, attingendo le notizie dal solo materiale reperibile online, da fonti ufficiali oppure da articoli d’oltreoceano.
Ci sembra quindi doveroso dire la nostra sul argomento partendo dalla premessa che la nostra filosofia è quella di rinunciare a visualizzazioni e/o like piuttosto che prevaricare i diritti di produzioni, distribuzioni e, non ultimo, dei consumatori.
Certo, il caso di Disney+ è più controverso in quanto la frammentazione dei contenuti di CBS All Access su piattaforme diverse (Netflix e Amazon in primis) può aver generato l’inconveniente dell’attesa sugli Short Treks.
Disney+ ha “semplicemente” (si fa per dire) scelto di uscire in America con oltre 4 mesi di anticipo rispetto a Paesi come l’Italia.
Quando arriverà in Italia, la notizia dell’uscita di un prodotto come The Mandalorian sarà già obsoleta e non avrà più la cassa di risonanza mediatica che può avere in questi giorni.Insomma, un po’ come a dire che chi è causa dei suoi mali pianga se stesso, ma questo non vuol dire che siamo automaticamente giustificati ad utilizzare ogni mezzo per superare l’ostacolo.
Soprattutto dobbiamo includere nel problema ogni contenuto di proprietà intellettuale altrui e riutilizzato per ricavarne una qualunque forma di vantaggio (tranne quando non espressamente consentito, ovviamente).
Ad esempio molto spesso cercando in rete ci si imbatte in collegamenti ad articoli che in realtà riportano solo delle teorie ipotizzate da utenti di Reddit.
Facciamo un esempio: cerco su Google “Star Trek” e tra i primi risultati della ricerca trovo “Star Trek: Picard sta preparando il ritorno del Capitano Kirk”, chiaramente la notizia può suscitare la mia curiosità e allora decido di approfondire, clicco sul link e aprendo l’articolo completo scopro che in realtà il contenuto completo è “Star Trek: Picard sta preparando il ritorno del Capitano Kirk, secondo la teoria comparsa su Reddit infatti sarebbe questa la reale…etc”.
E ancora, c’è una differenza tra il “condividere” un contenuto video e scaricarlo per poi ricaricarlo nel proprio database.Ad esempio Facebook darà più visibilità ad un contenuto caricato direttamente sulla vostra pagina piuttosto che allo stesso contenuto ma da voi “condiviso” (oltre al prestigio di far sembrare propri i contenuti altrui), ecco perché vi può capitare di vedere molti più like sotto una foto pubblicata direttamente e invece poche interazioni nei contenuti condivisi.
La “zona grigia” su cui discutere può essere quella relativa al utilizzo di immagini statiche (foto, loghi etc) che, per forza di cose, diventa necessario inserire in un contesto come i Social Network o i Web Magazine, ma su cui i detentori dei diritti non hanno mai opposto particolare attenzione (salvo quando espressamente rivendicato).
Insomma il problema è effettivamente molto più vasto di quel che può sembrare con implicazioni che vanno oltre l’aspetto puramente normativo (sul quale non ci sono dubbi) ed investono la coscienza individuale e l’etica (ed il buonsenso) professionale.
Purtroppo (o per fortuna) essere appassionati implica il dover fare dei compromessi e persino delle rinunce.
Per questo sul nostro sito non troverete, ad esempio, contenuti video “presi” da altri professionisti, non troverete recensioni se non quando lecitamente (e logicamente) possibile, insomma non troverete nulla che faccia sottendere allo scopo di essere solo interessati ad aumentare il proprio numero di follower.
Questa è la nostra filosofia, forse meno appariscente e meno produttiva nel immediato ma di sicuro vincente nella qualità e serietà del servizio.
Frequenze di chiamata aperte!
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