Fin dal suo debutto in Star Trek: Starfleet Academy, il cadetto Jay-Den Kraag si è presentato come un Klingon fuori dagli schemi: un pacifista che sogna di diventare un guaritore piuttosto che un guerriero. Se l’intesa con il cadetto Kyle era palpabile fin dai primi episodi, l’ultimo capitolo, “Ko’Zeine”, ha ufficializzato il loro legame, rendendo Jay-Den il primo Klingon dichiaratamente gay nella storia del franchise.
La reazione del web è stata immediata, dividendosi tra l’entusiasmo dei fan e le critiche di chi vede in ogni evoluzione un eccesso di “politicamente corretto”. Karim Diané, l’attore che interpreta Jay-Den, ha commentato con sincerità lo scompiglio generato:
“Non riesco davvero a credere che un personaggio gay in una serie TV nel 2026 possa causare così tanto clamore. Ragazzi, io pensavo… non so cosa pensassi. Dovete capire, io vivo a New York, ok? A Brooklyn potresti essere anche viola e non importerebbe a nessuno. Non fregherebbe un ca*** a nessuno. Capite cosa intendo? Quindi, quando vado su internet e vedo tutte queste persone che si scaldano… è scioccante, ma allo stesso tempo credo sia il segnale che c’è ancora molto lavoro da fare. Comunque, torniamo a parlare del bacio tra Kyle e Jay-Den nell’episodio sette.”
Per quanto riguarda le reazioni nostrane sono arrivate da un ex senatore, al quale non gli facciamo pubblicità, che sulla sua bacheca facebook ha scritto una frase che cosi recitava: “Anche Star Trek si inchina alle ideologie LGBT.Dopo il vulcaniano con le orecchione e il klingoniano gaio, ora attendiamo che introducano il primo personaggio normale… “, del tipo, quando si parla senza nemmeno sapere cosa sia Star Trek e grazie al cielo che è un ex senatore.
La benedizione di una leggenda: George Takei
Nonostante le polemiche, Diané ha ricevuto un sostegno straordinario. Dopo aver incontrato la leggenda di Star Trek George Takei (l’originale Sulu) durante la parata del Rose Bowl, l’attore ha ricevuto una lettera molto profonda scritta da Brad Takei, marito di George, a nome di entrambi.
Nella missiva viene ricordato come George abbia vissuto per decenni nel timore che la sua omosessualità potesse distruggere la sua carriera, sottolineando come il creatore della saga, Gene Roddenberry, avesse sempre desiderato includere queste storie, pur scontrandosi con i limiti della sua epoca.
Ecco un estratto della lettera inviata a Karim:
“Ciò che il tuo personaggio Klingon sta facendo ha un peso reale. C’è qualcosa di profondamente commovente nel vedere un Klingon che sfida gli stereotipi: un giovane cadetto che scopre se stesso onorando al contempo le proprie radici. Il fatto che il tuo personaggio stia per mostrare pienamente la sua vera identità, in modi che in passato Star Trek poteva solo sussurrare, è esattamente ciò che Gene Roddenberry avrebbe sognato fosse possibile.”

Foto crediti:Anna Webber/Getty
La lettera completa pubblicata da Karim

La storia che si ripete
In un altro intervento, Diané ha voluto ricordare come la resistenza al cambiamento faccia parte della storia stessa di Star Trek, citando il precedente di Nichelle Nichols:
“Star Trek ha sempre spostato i confini. Negli anni ’60, Nichelle Nichols era una donna nera in un ruolo di comando nella TV di prima serata proprio al culmine del movimento per i diritti civili. Ricevette minacce e insulti per questo, ma fu il Dr. Martin Luther King Jr. a incoraggiarla a restare per il valore simbolico che rappresentava. Oggi tocca a un Klingon gay che è anche nero. La storia tende sempre a resistere al progresso prima di celebrarlo.”
Diané ha concluso con un messaggio positivo, osservando come, al di là di pochi commenti rumorosi, l’affetto del pubblico sia travolgente: il futuro di Star Trek non è mai stato così vasto.
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