Celia Rose Gooding nei panni di Uhura in una foto promozionale per la serie "Star Trek: Strange New Worlds". In sovrimpressione il titolo dell'articolo di Extratrek.it: "Uhura, il futuro è già scritto? La visione di Celia Rose Gooding".

Uhura, il futuro è già scritto? La visione di Celia Rose Gooding

…che delinea un percorso verso la Serie Classica, lasciando però spazio a una possibile nuova serie e a inedite sfumature.

Il viaggio di Nyota Uhura in Star Trek: Strange New Worlds è una lenta e meticolosa costruzione verso l’icona che i fan conoscono e amano. A delineare questo percorso è la sua interprete, Celia Rose Gooding, che recentemente ha condiviso la sua visione sul personaggio e sul suo futuro durante la convention “STNJ: Trek To New Jersey”. In un’intervista riportata da Trekmovie, l’attrice ha confermato che l’obiettivo è avvicinarsi progressivamente alla versione interpretata da Nichelle Nichols nella Serie Classica.

Un percorso verso la Serie Classica, con uno sguardo al futuro

Un percorso che l’attrice condivide con il collega Ethan Peck (Spock), con cui discute costantemente di come far evolvere i loro personaggi verso le loro controparti originali. “Sì, Ethan e io ne parliamo continuamente… l’obiettivo è avvicinarci il più possibile alle iterazioni originali”, ha affermato Gooding. Tuttavia, ha sottolineato di avere una maggiore libertà creativa rispetto ad altri. “Poiché Uhura è stata così poco utilizzata nella Serie Classica, ho molta più libertà di lasciarla diventare chiunque finirà per essere. Il mio scopo è arrivare a quel punto e poi, rispettosamente, fare anche qualche passo in più”.

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Questa progressione graduale è fondamentale, soprattutto alla luce delle voci su una potenziale serie spin-off, provvisoriamente intitolata Star Trek: Year One, che seguirebbe i primi anni di comando del Capitano Kirk. Pur non avendo conferme ufficiali, Gooding spera di non affrettare l’evoluzione di Uhura in Strange New Worlds. “Sarebbe fantastico arrivare quasi alla versione della Serie Classica in Strange New Worlds, per lasciare un po’ di spazio a [Star Trek: Year One]. Voglio arrivarci passo dopo passo, senza fretta”.

Oltre la “brava ragazza”: profondità e desideri del personaggio

Durante la terza stagione, il pubblico ha già visto una Uhura più complessa e disposta a rompere gli schemi. In un episodio, per aiutare un’amica, arriva a falsificare dei dati, un gesto che Celia Rose Gooding ha apprezzato molto. “Ero davvero entusiasta all’idea di fare qualcosa di così fuori dal personaggio. È una brava ragazza, e vederla affrontare quella sfida per una ragione così legata alla sua lealtà verso la comunità è stato bellissimo”. Guardando al futuro, l’attrice, premiata con un Tony Award per il suo lavoro a Broadway, ha un desiderio preciso: “Mi piacerebbe cantare ‘Beyond Antares’ nella mensa ufficiali, a un certo punto”, riferendosi alla canzone eseguita da Nichelle Nichols nell’episodio “La sfida” della Serie Classica.

La genesi del ruolo: da “Yuboa” a Uhura

La genesi del suo legame con Uhura è altrettanto affascinante. Per mantenere la segretezza durante i provini, al personaggio era stato dato il nome fittizio di “Yuboa”. Gooding ha raccontato che sua madre, l’attrice e cantante LaChanze, grande fan di Star Trek, intuì subito la verità. “Mia madre disse: ‘Sei sicura di aver letto bene?’. Aveva ragione lei”. Una volta ottenuto il ruolo, fu proprio la madre ad aiutarla nella preparazione, facendole vedere la prima stagione della serie originale per studiarne la postura e il portamento, ma senza svelarle troppo sul suo futuro.

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Identità e rappresentazione nel futuro di Star Trek

Infine, interrogata da un fan su una battuta della Serie Classica (“Sorry, neither” – “Spiacente, nessuno dei due”) che poteva essere interpretata come un indizio di identità non-binaria, Celia Rose Gooding, che si identifica come persona queer e non-binaria, ha abbracciato con entusiasmo questa lettura. “Accolgo questa interpretazione. La mia opinione è che nessuno nel futuro sia cisgender o etero… Penso che ci siano questioni molto più urgenti nel futuro dell’identità di genere e sessuale. Quindi sì, ci sto. Dopotutto, qualsiasi cosa io faccia sarà sempre un po’ gay”.

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