Dune di Denis Villeneuve è, dopo quello di David Linch del 1984 e il progetto mai decollato di Alejandro Jodorowsky, il nuovo adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo del 1965 scritto da Frank Herbert. Il film è stato prodotto dallo sforzo congiunto di Legendary Pictures, Villeneuve Films e Warner Bros.
Il Cast
Nel cast tovano spazio Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista. Inoltre: Stephen McKinley Henderson, Zendaya, Chang Chen, Sharon Duncan-Brewster, Charlotte Rampling, Jason Momoa e Javier Bardem.

Le mie considerazioni
Il Dune (Dune Part. one) di Denis Villeneuve esce a testa alta dall’inevitabile confronto con il suo illustre predecessore del 1984. Il canadese, infatti, opta intelligentemente per una interpretazione visiva minimal, evitando così di mettersi in diretta competizione con la “eccezionalmente raffinata visione kitsch” di Lynch, pur riuscendo comunque a omaggiarla nell’essenziale.
L’opprimente ambientazione monocromatica, quasi bidimensionale, scelta per Arrakis – senza dubbio visivamente ispirata al mondo dell’antichità del sofisticato Immortals – 2011 – di Tarsem Singh Dhandwae – riesce appieno nell’impresa non facile di riportarci con la mente dentro le pagine del romanzo di Herbert che tantissimo ha donato e dona, da sempre, alla fantascienza (soprattutto a quella cinematografica).
Anche tralasciando le precedenti atmosfere oniriche, l’aria che respiriamo nel deserto di Villeneuve è impregnata del medesimo aroma di spezia di Lynchiana memoria.
L’alchimia riesce nuovamente, anche grazie a un casting indovinato appieno. Una menzione su tutti per i nuovi Vladimir Harkonnen, Paul, Jessica e Stiltgar di Stellan Skarsgård, Timothée Chalamet, Rebecca Ferguaon e Javier Bardem.
Le note dolenti
Oltre alla colonna sonora poco incisiva del grande Hans Zimmer, che questa volta si smarrisce nel tentativo di fare il verso ai Toto, l’altra nota dolente, a mio personalissimo parere, sta nella scelta di ripartire in due pellicole la vicenda del romanzo madre della saga.
Comprendo, senza però condividerla, la scelta fatta dalla produzione in relazione all’ergonomia delle tempistiche delle numerose circostanze da narrare presenti nel romanzo.
Postum scriptum
“Si astengano dai commenti coloro che, secondo un diffuso e fallace approccio metodologico, tendono a valutate le pellicole tratte da romanzi o da fumetti in necessità di una fantomatica esigenza di corrispondenza carbone tra le stesse e il prodotto dal quale esse sono derivate.“
“Come mi piace spesso ricordare ai più, non si aspetta un aereo alla stazione ferroviaria…“
Il poster

Il trailer
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