Star Trek

Star Trek: Discovery 3 – La recensione di Provaci Fino Alla Morte

Venerdì 13 novembre è andato in onda su Netflix il 5° episodio della terza stagione di Star Trek: Discovery, intitolato “Provaci Fino Alla Morte“, questa la nostra recensione.

L’episodio, diretto da Maja Vrvilo, su una sceneggiatura scritta da James Duff e Sean Cochran, rappresenta, a nostro avviso, un capitolo di transizione in cui sono state rappresentate diverse situazioni che andranno a maturare nel seguito della stagione.

Il commento

Iniziamo col dire che la Federazione dei Pianeti Uniti, ora formata da solo poche decine di pianeti, non ha accolto calorosamente i nostri eroi, ma si è dimostrata nella persona dell’Ammiraglio Vance estremamente dubbiosa, se non ostile, e l’iniziale meraviglia mista a  gioia, per la ritrovata “casa”, si  è trasformata presto in delusione.

La ruvida accoglienza può essere effettivamente giustificata, ma è tutto così come sembra? chi è l’Ammiraglio Vace e cosa rappresenta? Cosa avrà voluto dire tra le righe ad Adira, in riferimento all’Ammiraglio Senna Tal?

“Beh… è sempre stato un sentimentale… ma voglio essere chiaro, Lui e Io eravamo intimi, Lei e Io no!”.

Tale accoglienza può essere messa in relazione all’interrogatorio fatto da Kovich (il personaggio misterioso interpretato da una guest star di eccezione quale David Cronemberg) – a Philippa Giorgiou? È certo che questo strano colloquio tra i due sconvolgerà, almeno così sembra, la nostra “ex imperatrice“.

Che sia il preludio all’annunciato spin-off dedicato a Star Trek: Sezione 31?  Lo vedremo in seguito.

L’episodio, in cui convivono momenti ironici a momenti più drammatici, risulta veloce e scorrevole nell’andamento. Divertenti sono i siparietti in cui vediamo i membri dell’equipaggio essere sottoposti agli interrogatori. Qui traspare in maniera chiara il carattere di ciascuno di loro.

Un drammatico addio

Drammatico  è il momento in cui siamo costretti a salutare, probabilmente in maniera definitiva, un personaggio interessante che meritava di essere sviluppato in maniera più profonda e per tutto l’arco dell’intera stagione.

In conclusione

Un episodio questo abbastanza solindo, anche se ci sono delle note stonate: alcuni personaggi non riescono ancora a decollare e, in particolare, il Dott. Culber non riesce a raggiungere l’intensità e lo spessore dei suoi illustri predecessori, apparendo sempre di più come un gregario  di cui si può fare volentieri  a meno, mentre, al contrario,  l’eccessivo e a volte fastidioso Burnhamcentrismo sta raggiungendo vette mai raggiunte prima nella saga di Star Trek.

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