STAR TREK VOYAGER – Un Trekker Britannico, Racconta come si è avvicinato alla serie

Io, TREKKIE

Quando, poco meno di due anni fa, ho condiviso i miei pensieri su Star Wars: Gli ultimi Jedi, ho scritto di come ci fu un periodo, quando ero un bambino, durante il quale ero arrivato a credere che essere un “nerd” fosse qualcosa di cui vergognarsi. 

Star Trek: Youtube Italia | Extra Trek - All Series Channel

Ricordo che in quel periodo, a volte pensavo: “Beh, almeno non mi piace Star Wars!” e poi ci fu la botta in testa con il bastone dell’ironia quando scoprii, dopo aver visto l’episodio II , che mi sbagliavo.

A quanto pare, il bastone sopracitato non aveva ancora finito con me. Mi sarei potuto gettare a capofitto nel mio ritrovato amore per la galassia molto, molto lontana, ma gran parte della mia vecchia vergogna rimaneva ancora e, più di una volta, mi consolavo pensando che le cose non fossero del tutto male come avrebbero potuto essere; “Sarò pur  colpevole di amare Star Wars, ma di certo non mi piacerà Star Trek“, pensavo.

Potete capire dove sto andando a parare…

Superficialmente, è iniziato con la “Kelvin Timeline” di JJ Abrams (Star Trek, 2009) . 

Anche se non avevo intenzione di vedere quel film al cinema, aveva attirato la mia attenzione praticamente dal momento in cui era stato annunciato, e scoprii – quando finalmente sono riuscito a vederlo circa un anno dopo – che l’ho adorai.

In realtà questo amore iniziò molto prima. Quando ero molto giovane (la mente non era ancora sbiadita da idee sbagliate sul gradire quelle cose viste come tradizionalmente nerd), passavo un bel po’ di tempo con uno dei miei cugini; e suo padre guardava un bel po’ di “Star Trek“, o almeno sembrava. Non so quanto fosse effettivamente fan della serie, ma lo guardava spesso in TV. Pur non ponendo una particolare attenzione sviluppai una sorta di familiarità con l’ambientazione della serie.

Inconsciamente, i corridoi in moquette delle navi stellari, Enterprise e Voyager, sono diventati rappresentativi (per quanto sdolcinati) di un tempo più semplice, più felice e più sicuro. E quando, a metà 2016, l’intero catalogo TV di Star Trek arrivò su Netflix qui nel Regno Unito, i miei sentimenti per la serie  a lungo addormentati, si sono riaccesi. Non riuscivo a decidere se la più grande dose di nostalgia sarebbe arrivata da The Next Generation o Voyager, ma dopo aver visto gli episodi pilota di ciascuno, ho deciso di restare con il Capitano Janeway e il suo equipaggio.

E IL RESTO, COME DICONO, È STORIA

A quel tempo, il mio lavoro iniziava alle ore 6:00 del mattino. Dato che tendo ad essere nottambulo per natura, questo significava che, quasi tutte le mattine, sarei andato al lavoro senza aver dormito la sera prima. Poi, quando tornavo a casa, mi dirigevo a letto, mi attaccavo a un episodio di Voyager e dormivo fino alla prima serata e così via i giorni seguenti… 

Col passare del tempo, la serie è diventata una parte, non solo dei giorni più felici dell’infanzia, ma di essere stata di buona compagnia, per un lavoro a cui non ero particolarmente affezionato. Divenne una luce in fondo al tunnel delle sei del mattino e sempre più una fuga necessaria da una realtà  profondamente spiacevole alla fine del 2016 e che da allora non è migliorata molto. Il fatto di aver fatto il trekking attraverso il Delta Quadrant almeno tre volte in circa altrettanti anni parla da sè.

Eppure, non si tratta solo di nostalgia o evasione. Sono stato sorpreso e gratificato di scoprire che mi piace davvero anche lo spettacolo stesso. Sono stato travolto dalla stragrande maggioranza dei personaggi, anche con il passare degli anni. Ho imparato anche ad amarne alcuni: Janeway, Sette di Nove, il Dottore… viva il Dottore. In realtà non è tutto rose e fiori, perché, in effetti, ci sono più di alcuni episodi che ho imparato a saltare. Quelli a cui sono affezionato però li superano di gran lunga. Non ho assolutamente scrupoli nell’ammettere che episodi come Direttiva Omega (4×21), Senza Tempo (5×06), Rotta verso l’Oblio (5×17) , Qualcuno che vegli su di me (5×22) e Stagnaio, tenore, dottore, spia (6×04), solo per citarne alcuni sono alcuni dei miei episodi preferiti in assoluto.

INFINE…

Voyager mi ha trasmesso tantissimi messaggi positivi, sull’immaginare – per non parlare dello sperare in un futuro in cui l’umanità riuscirà a superare gran parte dei problemi che affronta oggi – e avventurarsi nelle stelle. Certo, lo stesso si può dire per tutto Star Trek, ma nel farmi capire che sono davvero un Trekkie, e orgoglioso di esserlo, Voyager si distingue.

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Il 16 gennaio 2020 sono passati venticinque anni da quando Janeway e il suo equipaggio sono partiti per la prima volta da Deep Space Nine. Potrei averli conosciuti solo per una frazione di quel tempo, ma non vedo l’ora di vederne altri venticinque. Quindi ecco il viaggio… e, per favore, non lasciate mai Netflix.

Fonte Letterà : thejhnfiles.com

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