Star Trek: Discovery seconda stagione – La recensione di Perpetua Infinità (Episodio 11)

Da venerdì 29 marzo è in pubblicazione l’undicesimo capitolo della seconda stagione di Star Trek: Discovery, intitolato “Perpetua Infinità”, queste le nostre considerazioni.

Finalmente abbiamo conosciuto l’Angelo Rosso, dopo la sensazionale ipotesi che potesse essere Michael Burnham, nei minuti finali del decimo episodio abbiamo in realtà scoperto che questo essere, capace di viaggiare nel tempo, è in realtà la Dott.ssa Gabrielle Burnham (Sonja Sohn), madre della stessa Michael, creduta sino ad allora morta per mano dei Klingon.

Purtroppo, come nel capitolo dedicato interamente ad Airiam dove, dopo una prima stagione e diversi episodi, l’abbiamo iniziata a conosce e vista morire, in Perpetua Infinità abbiamo visto per la prima volta la Dott.ssa Gabrielle, conosciuta e “PUFF” vista sparire risucchiata in un vortice temporale.

Sicuramente avremmo voluto che l’Angelo Rosso potesse interagire maggiormente con la propria figlia e, comunque, farci capire qualcosa in più di una serie di intrecci che appaiono ancora poco chiari.

Infatti alcuni misteri vengono sveltati, mentre molti altri si amplificano, dando vita così a diverse nostre interpretazioni, che sfociano in varie teorie. Un esempio: Chi è l’artefice dei sette segnali rossi e a quale scopo sono stati creati? Dal momento che la Dott.ssa Gabrielle ha affermato di non saperne nulla.

Non vogliamo soffermarci sulle tante problematiche ed implicazioni che i viaggi nel tempo possono creare, né illustreremo il famoso “Paradosso del Nonno”, tanto usato nella letteratura di genere e nella cinematografia fantascientifica, ma non possiamo esimerci nel farvi partecipi di una nostra sensazione, causata dagli accadimenti di questo episodio:

“E’ possibile che l’Angelo Rosso non sia uno solo, ovvero è possibile che la prima ipotesi sull’identità di questo essere non fosse effettivamente sbagliata?”.

Purtroppo qui la trama orizzontale e preponderante rispetto a quella verticale, potrà certo sembrare un limite, ma Perpetua Infinità deve essere considerato come un episodio che apre ad altri avvenimenti che supponiamo estremamente succosi, anche se qui non mancano azioni e spunti notevoli.

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E’ da sottolineare il notevole scontro corpo a corpo tra, una sempre più “umana”, Philippa Georgiou contro la povera interfaccia biologica di “Controllo”, a tal proposito va sottolineata la buona prova di Alan Van Sprang nell’interpretare un Leland ora profondamente diverso dal solito.

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