Mi sono preso un po’ di tempo prima di scrivere alcune mie impressioni sulla stagione 3 di Star Trek: Discovery e se devo dirla tutta non ero nemmeno sicuro che ne avrei parlato.
Ho voluto dare un’occhiata anche a quelli che sono un po’ gli umori che si possono leggere qua e la tra i vari gruppi su Facebook dove ormai, ve lo devo confessare, vedo un sempre più marcato (e inutile) distacco tra chi è “pro” e chi è “contro” e questa cosa continua a lasciare in me un enorme senso di perplessità.
Impressioni sulla Stagione 3 di Star Trek Discovery.
Venendo alle impressioni riguardanti la terza stagione cominciamo subito con il dire che delle tre fino ad ora andate in onda (o meglio, in streaming) è quella che ho preferito e in tutta franchezza non sento rimpianti nei confronti di “cristalli temporali dei Klingon” e “tute dell’Angelo Rosso” che, per altro, deve averci così tanto terrorizzato che per buona parte della nuova stagione in molti temevamo che il “Grande Fuoco” fosse in realtà conseguenza della distruzione della tuta indossata da Michael Burnham.

Come successo anche con la prima stagione di Picard i primi episodi di questa nuova avventura della Discovery sono cominciati molto bene, lasciandomi non poche speranze di vedere finalmente una serie non troppo asservita al concetto di “trama orizzontale” che poi finisce con il risolvere il tutto negli ultimi 5 minuti dell’ultimo episodio e soprattutto di vedere un po’ meno Burnham-centrismo e su questo ultimo aspetto lasciatemi esprimere alcune riflessioni.
Burnham-centrismo si, Burnham-centrismo no.
Naturalmente do per scontato che chi legge questo articolo abbia visto la serie, se non lo avete fatto terminate la lettura, potrei farvi degli spoiler di cui non voglio sentirmi minimamente responsabile.
Dicevamo del Burnham-centrismo di cui spesso è accusata Star Trek:Discovery (e temo di rientrare a pieno titolo tra le fila degli “accusatori”).
Credo di aver chiarito innumerevoli volte durante le live di ExtraTrek che non vi è nessuna preclusione nei confronti del personaggio Michael Burnham e/o della sua interprete. È lei la protagonista della serie è giusto che sia lei a prendersi le fette di attenzione più grandi da parte degli sceneggiatori.
Altra cosa è invece confondere (questa è spesso l’impressione) il concetto di “protagonista” con il concetto di “protagonismo”.
Sotto questo punto di vista ho quindi accolto con molto favore la scelta di renderla, finalmente, Capitano della USS Discovery, non che il ruolo di comandante fosse incompatibile con il ruolo di protagonista (anche Sisko, in Star Trek: Deep Space, nine è partito come Comandante diventando solo in seguito Capitano), ma è ovvio, ed è stato ovvio per tre stagioni, che la figura di Michael Burnham era ingabbiata in una dimensione non sua. Traduzione: “gli sceneggiatori (sempre loro) scrivono un personaggio col DNA di un Capitano e gli danno però, di fatto, il ruolo di un rinnegato, per cui bene hanno fatto a colmare questo paradosso e ben venga una Michael Burnham nel ruolo di Capitano“.
Pensieri sulla Stagione di Star Trek:Discovery 3.
La storia in se non posso dire che mi abbia entusiasmato al punto da strapparmi i capelli e sebbene vedo molte opinioni entusiaste nei confronti di Osyraa a me personalmente tutta questa faccenda del grande fuoco generato dal “pianto” di un bambino Kelpiano, della Catena Smeraldo e del suo capo (la succitata Osyraa), francamente mi ha annoiato e mi ha fatto anche ripensare, paradossalmente, ad alcuni personaggi visti in precedenza e che forse avevano decisamente più fascino, a cominciare da T’Kuvma fino all’Harry Mudd di Rainn Wilson che spero venga ripescato, almeno lui, in “Star Trek: Strange New World”
Questo a dimostrazione che tutto sommato può sempre esserci qualcosa di buono anche in ciò che non ci convince pienamente (o per nulla, come nel caso della prima stagione di Star Trek:Discovery).

T’Kuvma interpretato da Chris Obi 
Harry Mudd interpretato da Rainn Wilson
Ho, in compenso, potuto apprezzare l’ammiraglio Vance di Oded Fehr e, sul fronte dei cattivi, lo Zareh di Jake Weber, personaggio che avrebbe dell’indubbio potenziale.

Ammiraglio Vance interpretato da Oded Fehr 
Zareh interpretato da Jake Weber
Di sicuro non mi sono piaciute le nuove divise della flotta che quindi mi auguro cambieranno immediatamente (anzi, che spero abbiano già cambiato dal momento che la 4 stagione è in produzione) ed ho trovato un po’ superficiale come hanno affrontato alcuni momenti, in primis l’arrivo nella nuova epoca dove per prima cosa Michael Burnham dispensa onorificenze a destra e a manca, “nomina” Saru Capitano e Vice Capo delle Comunicazioni Aditya Sahil – interpretato da Adil Hussain – (vice, perché Capo pareva esagerato) che se ne sta tutto solo sulla stazione dispersa e che abbandoneremo per il resto della stagione salvo rivederlo di sfuggita nell’episodio finale.

Stendo un velo pietoso, di colore rigorosamente blu scuro, sulla totale inutilità del personaggio della madre di Michael Burnham che qui ritroviamo tra le Qowat Milat e soprattutto sul cambio di nome di Vulcano (su cui però ammetto forse potrebbe essere affascinante in futuro indagare meglio)
E di quello che ci siamo lasciati alle spalle nelle precedenti stagioni?
Di Terralysium, del suo destino, di quello che avrebbero dovuto fare, della tuta dell’angelo e, in parte, anche della “sfera magica” che proprio non poteva finire nelle mani di Controllo praticamente non ce ne frega più niente, mettiamo un punto (o quasi) e tiriamo avanti (fatto salvo per qualche momento in cui per non destare troppi sospetti ogni tanto viene ritirata fuori la questione della Sfera).
Le mie conclusioni riguardo questa stagione.
Alla fine quel che resta è una stagione sicuramente più godibile delle precedenti, che a differenza delle scorse, ci lascia un barlume di speranza per il futuro ma che ancora una volta denota forti problematiche proprio dentro la stanza degli sceneggiatori, il cuore insomma di ogni produzione.
Puoi avere i migliori effetti speciali, una fotografia mozzafiato e degli attori indubbiamente bravi, ma se non hai una buona storia la sostanza resta poca, soprattutto se gli attori non sono certo Marlon Brando o Katharine Hepburn.
Credo che in questi anni sia divenuto piuttosto evidente che quel che manca. Alla fin fine non sono i personaggi o gli attori, mancano firme del calibro di DC Fontana, Ronald D Moore, Theodore Sturgeon e così via dicendo.
Una speranza per le stagioni future?
Per contro, invero, ci sono segnali per i quali tutto sommato la volontà di correggere il tiro da parte dei produttori c’è ed il moltiplicarsi delle serie ci lascia ben sperare in un futuro non solo denso per quantità di serie legate all’universo Trek ma anche per qualità.
Di questi tempi si parla spesso di “fan service” e l’accezione è sempre negativa, un modo elegante per dire che a volte i fan vengono presi per i fondelli, beh, di quel fan service non saprei che farmene viceversa però è vero anche che a volte ai fan bisogna dare esattamente quello che vorrebbero.
Dopo 3 anni (e, sottolineo, 3 anni) non sarebbe male che Star Trek:Discovery trovasse la giusta quadra per accontentare tutti e per favore non venitemi a fare il paragone con le critiche nei confronti dei personaggi di The Next Generation all’indomani dell’annuncio del cast!
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