Star Trek: Discovery 3 – La recensione di Unification III

Venerdì 27 novembre è andato in onda il 7° episodio della terza stagione di Star Trek: Discovery intitolato Unification III, questa la nostra recensione.

L’episodio è stato diretto da Jon Dudkowski e sceneggiato da Kirsten Beyer, entrambi già orbitanti nell’universo Trek, il primo però all’esordio come regista, mentre la seconda ha già scritto diversi episodi di “Discovery”, “Picard” e due Short Treks.

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Avevamo concluso la nostra precedente recensione affermando che “Sfruttatori” ha funzionato bene come episodio riempitivo di metà stagione, aggiungendo, comunque, di  volerci “aspettare altro”, e l’altro ce l’hanno dato!

Star Trek: Discovery, attraverso Unification III, torna ad approfondire la mitologia classica, creando una sorta di continuazione di un doppio episodio del passato che vedeva l’ambasciatore Spock impegnato nel difficilissimo processo di riunificazione di due civiltà dalle origini comuni: Vulcaniani e Romulani.

Un argomento questo che sarà meglio sviscerato nell’articolo del nostro Gianluca Vicinanza.

Questo è probabilmente l’episodio più ermetico fino a ora visto, perché implica una buona conoscenza di quanto precedentemente creato da Gene Roddenberry e, soprattutto, necessità di un approccio meno immediato, ciò nonostante la presenza di uno script molto efficiente nel collegare la narrativa attuale a ciò che è passato, sebbene ciò abbia richiesto una certa quantità di testo espositivo e l’uso di vecchie immagini di archivio:

“Invoca suo fratello nell’evidente sforzo di propugnare la sua causa ricorrendo all’emotività”

Ebbene così come Burnham, anche gli autori invocano Spock con l’evidente sforzo di stimolare emotivamente le nostre sinapsi, riuscendoci benissimo… noi vecchi trekker abbiamo bisogno anche di questo!

Certamente non mancano delle forzature narrative ma che servono allo scopo, altre, invece, appaiono oscure e forse apparentemente non “logiche”, come per esempio la nomina di Sylvia Tilly  a “Numero Uno”, una scelta, fortemente voluta dal Capitano Saru (che crediamo presto venga chiarita e motivata), contornata purtroppo da ridicoli siparietti, piagnistei e piccoli drammi dell’ex guardiamarina, oltre a patetiche, esasperate e esagerate manifestazioni di affetto e approvazione da parte dei suoi colleghi.

Notevole momento, che secondo noi rappresenta l’apice di questo capitolo, è il “simil processo”, ovvero il rito Romulo-VulcanianoT’Kal-in-ket, a cui viene sottoposta Burnham, in particolare ci riferiamo all’intervento della suora guerriera della Qowat Milat (sorpresina “LOL”), suo “Avvocato Difensore”. Un intervento che può inizialmente apparire estremamente negativo ma che è assolutamente efficace nello sviscerare la purezza d’animo, la grande sensibilità e la sincerità di Michael.

Vogliamo ora concludere questa piccola recensione ringraziando gli autori che, come è già successo in un precedente episodio, hanno voluto omaggiare la memoria di un attore scomparso, in questo caso quella di Anton Yelchin, interprete di Pavel Chekov nei tre film della saga “Kelvin”, denominando una nave della federazione distrutta durante il “grande fuoco” USS Yelchin.

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